Dettagli sconosciuti

Vi capita mai, soprattutto in questo periodo, nel quale passate gran parte della giornata in casa, di soffermarvi a guardare un particolare, fissarlo e non battere ciglio? Mi sembra giusto condividere con voi quanto successo a me proprio oggi, mentre stavo ordinando la mia camera. Spostando qua e là oggetti e vestiti, mi sono accorto di quanta poca conoscenza avessi dello spazio nel quale vivo da anni, di quanta poca attenzione ho riservato a tutti i dettagli che ne fanno uno spazio ben definito: finestre, tende, mobili, libri, coperte, accessori, ecc. Insomma, quanta vita è passata di lì? Quanti dettagli ho trascurato, nonostante vivo da tantissimi anni nello stesso spazio?
Vivere quotidianamente tra le mura domestiche equivale a dover fare i conti con ogni singolo dettaglio che ci circonda, anche perché non ci resta molto altro da fare. Quante volte avrò visto quel rubinetto? Quante volte l’avrò fissato? Quante volte l’avrò usato? E quell’armadio e quel letto? Ma…ho mai aperto quel cassetto? Sono sicuro di conoscere alla perfezione ogni angolo, ogni stanza della mia casa?
Sembrerà strano pensare a queste cose in un terribile periodo come questo, ma se ci pensate bene siete sicuri di conoscere il luogo dove vivete da anni? Siete sicuri di conoscere gli oggetti e la loro storia, i vissuti e le esperienze che avete avuto?
In un banalissimo e comunissimo momento di noia mi soffermo a fissare un oggetto. Lo fisso senza battere ciglio e ordino alla mia mente di tornare al passato. Quanti piccoli momenti passati a osservare quel dettaglio? Quanti momenti passati a osservare quel dettaglio durante giornate buie? Quanti momenti passati a osservare quel dettaglio nel bel mezzo di una giornata soleggiata?
Decido di cogliere al massimo il momento presente. La vita è andata avanti, io sono cresciuto, i bei momenti hanno lasciato spazio ad una pandemia mondiale. Ma quel dettaglio ancora è lì. Fisso. Sta lì per ricordarmi che, dopotutto, non è poi così brutto vivere il momento presente. Quel dettaglio diventa il rifugio sicuro dalla tempesta. il quale ci ricorda che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, nonostante tutto.
Saremo grati a qualsiasi dettaglio faccia parte del luogo in cui abitiamo, saremo grati a chiunque condivida con noi questo spazio. Saremo grati alle forme e ai colori di ogni singolo dettaglio. E mentre vi saluto, sto focalizzando la mia attenzione ad una foto appesa al muro. Una nuova storia…

Nei giorni a seguire cercate di focalizzare la vostra attenzione sui particolari che vi circondano: un quadro, una finestra, una sedia, un tavolo, tutti hanno una storia che vi appartiene, delle forme, dei colori. Ecco, concentratevi sui piccoli dettagli che ne fanno un oggetto unico e irripetibile e mentre lo fate siate grati alla vita.

Stay Hungry, Stay Foolish

Proprio ieri sera mi è stata raccontata questa breve storia. Non ci ho messo molto per capirne il significato e farmi anche una risata finale, ma una risata dal gusto dolceamaro.

Quante volte vi è capitato nella vita di trovarvi di fronte a delle persone, magari i vostri genitori o i vostri maestri, le quali riponevano su di voi una tale fiducia che finiva per condizionarvi nelle scelte?

Quante volte siete stati convinti o timorosi del verificarsi di eventi futuri? Quante volte avete alterato il vostro comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi?

Buona riflessione.

Verso la fine dell’’800, inizi del ‘900, in Inghilterra viveva un campanaro, che amava moltissimo il suo lavoro. Senonché il governo inglese varò un emendamento secondo cui solo chi fosse in possesso di licenza media poteva esercitare il mestiere di campanaro. Il nostro amico, venendo a conoscenza di questa legge, iniziò a disperarsi poiché il suo percorso scolastico si era fermato alla seconda elementare, a causa di comportamenti aggressivi e burle verso i suoi compagni e i suoi insegnanti. Non sapeva infatti né leggere né scrivere. Se avesse voluto continuare a fare il suo mestiere sarebbe dovuto tornare a scuola. Ma nel frattempo come avrebbe fatto a guadagnare? Certo avrebbe potuto frequentare le scuole serali, ma fino al raggiungimento della licenza non avrebbe potuto esercitare la professione di campanaro. Chi avrebbe sfamato la sua famiglia?
Travolto da questi pensieri decise di uscire a schiarirsi le idee. Non voleva inoltre dare preoccupazioni alla moglie, per cui decise di non metterla al corrente finché non avesse trovato una soluzione. Iniziò a camminare e a fumare. Un passante lo fermò per chiedergli un sigaro e lui glielo diede. Continuò a camminare, camminò attraversando i quartiere di Londra. E fumava. Un altro passante gli chiese un sigaro e lui glielo diede. Camminando era ormai arrivato dall’altra parte della città, fumando (sì, lo so, avrebbe potuto iniziare a risparmiare smettendo di fumare) e in ogni quartiere qualcuno gli aveva chiesto un sigaro.
Quando tornò a casa lanciò la sua giacca sulla poltrona e il pacchetto di sigari cadde per terra. Vuoto. Si chiese come avesse potuto finirli e si ricordò di tutta la gente che, nei vari quartieri di Londra, gliene aveva chiesti. Perché tutti gli avevano chiesto da fumare? Ovvio: perché a Londra c’erano pochissimi negozi di sigari e lui stesso, per andare a comprarne, doveva attraversare la città. E fu qui che gli venne l’idea geniale, quella giusta, quella che ognuno di noi vorrebbe avere.
Il giorno dopo si recò in una delle poche tabaccherie londinesi e acquistò dieci pacchi di sigari. Si recò in un quartiere poco lontano e cominciò a venderli singolarmente per strada, ad un costo di poco superiore rispetto al pacco. Nel giro di un paio d’ore li vendette tutti. Tornò al negozio e riacquistò altri sigari, si recò in un altro quartiere e di nuovo li vendette tutti in pochissimo tempo. Pensò che Londra era grande e che avrebbe potuto fare di più: chiamò i suoi colleghi campanari, anche loro senza licenza, e gli propose di posizionarsi ognuno in un quartiere di Londra per soddisfare tutta la richiesta del mercato. Di lì a poco decise di aprire il suo primo negozio, poi il secondo, il terzo e da qui è storia: la Dunhill è ancora oggi una delle più grandi fabbriche di tabacco, accessori, sigari e sigarette del mondo.
Ultimo aneddoto: quando la moglie di Dunhill lo convinse a togliere il denaro dal materasso e ad aprire un conto in banca, al momento della firma il nostro ex-campanaro appose una X. Il direttore di banca gli chiese: “Ma proprio lei, il leggendario Dunhill, ha creato un impero e non sa scrivere? Chissà cosa avrebbe fatto se avesse potuto studiare…” e Dunhill rispose: “Avrei fatto il campanaro”.

Non so se questa vicenda sia romanzata o no, ma spesso la vita reale stupisce più di qualunque fantasia. Penso che al giorno d’oggi sia importante centrare l’obiettivo, capire cosa ci chiede il mondo attorno a noi e probabilmente anche ripensare noi stessi, riprogettarsi in vesti diverse, mantenendo vivi passioni e talenti.

Lockdown (or not?)

Lock-down“, letteralmente “confinamento”, è una brutta parola per chiunque in questo momento. Non è vero? Milioni di persone senza lavoro, milioni di studenti in DAD, milioni di anziani costretti a vivere la giornata in solitudine. Oramai l’annuncio di un imminente “lockdown” sembra essere diventato un incubo, uno strumento di minaccia impugnato dal governo per tenerci sotto scacco.

Se oltrepassi il confine, sei penalmente perseguibile. Quale confine? Si tratta di un confine geografico? O si tratta di un confine morale? La verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo Paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. In questo momento ci stanno imponendo un meccanismo nel quale regna il Caos, l’Ingiustizia e la Non Libertà. Una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare secondo il modo ritenuto più opportuno. Oggi l’impressione è che ci sia un sistema di sorveglianza e tutti noi siamo colpevoli di accondiscere a tutto ciò.

Il lockdown che ci è stato imposto non è fisico. Il lockdown sta risultando essere una potente macchina alla ricerca di quel consenso, col tempo, andato perduto. Chi è il colpevole? Sicuramente ci sono più responsabili di altri che dovranno rispondere a tutto ciò. Ma a dire la verità, se cercate un colpevole, guardatevi allo specchio. Tutti noi l’abbiamo fatto per paura. E chi non avrebbe affidato la sua vita a qualcuno di più in alto? Guerre, terremoti, terrore, malattie.

Oggi, ennesima domenica rinchiusi in casa, possiamo iniziare a coltivare il seme della libertà. Nessuno ci impedisce di oltrepassare il confine interno, di scavare nei meandri della nostra dimensione spirituale e ritrovare, per quanto possibile, un briciolo di umanesimo e di dignità. Unità d’intenti e cooperazione tra le genti sono la vera via d’uscita. Concedetevi del tempo, ma fatelo per voi stessi e non perché ve lo sto dicendo io, ripercorrete le tappe della vostra vita e focalizzate l’attenzione su quelle che vi hanno portato ad essere ciò che siete oggi. Siate grati alla vita. Siate fratelli.

Vi lascio con questo compito. Ritagliatevi un piccolo lasso di tempo e non fatevi disturbare da nessuno. Chiudete gli occhi e state in intimità con voi stessi.
Non esiste alcun lockdown.

Film consigliato: V per Vendetta

Meditazione consigliata: https://www.youtube.com/watch?v=O9TN2251rfk

By-stander

13 Marzo 1964, ore 2:00. Kitty Genovese sta tornando a casa, quando ad un tratto viene fiancheggiata da Winston Moseley, stuprata, violentata e uccisa. Potremmo aprire un immenso dibattito a questo punto, sapendo già come andrebbe a finire. Ma se vi dicessi che alla scena assistettero 37persone? Se vi dicessi che nessuna delle trentasette persone chiamò la polizia? Se vi dicessi che nessuna delle trentasette persone mosse un dito?

Parliamo dell’effetto “By-stander” o “effetto spettatore“.
Quali sono i meccanismi che portano una persona a non intervenire in una situazione di forte disagio? Possiamo analizzare due diversi dimensioni nelle quali “non-opera” lo spettatore: l’ignoranza collettiva e la responsabilità collettiva.

L’ignoranza collettiva coinvolge il singolo quando si trova in gruppo davanti ad un fatto ambiguo. Ciò che non lo fa agire è la certezza che gli altri osservatori abbiano sicuramente più informazioni di lui e tende quindi ad uniformarsi a loro nell’intenzione di interpretare la situazione.

La responsabilità collettiva coinvolge il singolo quando si trova in gruppo nel mezzo di una situazione già esperita. In questo caso il soggetto cede la responsabilità a terzi, d’altro canto perché dovrebbe pensarci lui se sono in tanti?

Hai mai avuto vissuto direttamente o indirettamente una situazione simile? Durante il periodo dell’infanzia? Se sì, come si è sviluppato il fatto?

Ci sono cinque caratteristiche riguardo le emergenze che influenzano le persone:

  • Le emergenze implicano la minaccia di un danno o un danno effettivo
  • Le emergenze sono insolite e rare
  • Il tipo di azione richiesta in un’emergenza differisce da situazione a situazione
  • Le emergenze non possono essere previste
  • Le emergenze richiedono un’azione immediata

In una situazione di emergenza, visto quanto detto, cosa pensi si debba fare?

Il mio nome è Luca

Questa è la mia breve presentazione, breve ma intensa per chi sa apprezzare le piccole cose e dare loro il giusto significato. Piacere di conoscerti, innanzitutto.

La scelta di redigere un blog segue una precisa Mission: condividere con voi le gioie e le amarezze, i sorrisi e i pianti che viviamo ogni giorno, attraverso delle riflessioni che partono dal mio vissuto intimo e personale per andare ad assorbire tutti coloro che sentono le stesse cose. Perché? Ho sempre sognato di diventare una specie di Robin Hood, ossia di rubare ai ricchi per dare ai poveri, ma in questo caso non intendo regalarvi dei soldi, piuttosto regalarvi dei momenti di meditazione e serenità dove sarete voi stessi a cercare la ricchezza che si trova in voi sin dall’origine.

L’idea del blog nasce da prima dell’inizio della pandemia da Covid-19, ma proprio grazie a questo storico evento, sembrerà un paradosso, esso ha inesorabilmente preso vita. Sarà uno spazio per riflettere, per commuoversi, per ripensare, per creare e re-inventare noi stessi, alla luce di quella che sarà destinata ad essere una “nuova era”.

Perché lo faccio?

  • Perché sto crescendo con l’idea di dover dare qualcosa agli altri, qualcosa di estremamente utile e qualitativamente valido.
  • Perché nessuno ce l’ha mai fatta da solo.

Il blog girerà intorno a vari temi quali la crescita personale, lo sport, le abitudini giornaliere, la meditazione, la scuola, il lavoro. Tutto ciò che potrà esservi di gradito ascolto e utile potrà essere discusso.

Lo scopo che mi prefiggo durante la stesura dei miei articoli è quello di sperare di poter cambiare, anche in minima parte, il vostro approccio alla vita sin dai primi minuti. Lo so che può sembrare assurda e addirittura egoistica come pretesa, ma date una chance a ciò che leggerete, alle parole che incontrerete. Provateci, almeno.

Ah, stavo quasi per dimenticare. Mi chiamo Luca, in questo istante ho ventisei anni e sono un educatore, diplomato al Liceo Linguistico, laureato in Scienze della Formazione e dell’Educazione presso l’Università di Macerata, atleta appartenente alla Federazione Italiana Bocce, Istruttore nel mondo giovanile e paralimpico della F.I.B., nonché Responsabile della commissione Formazione Didattica e Tecnica. Sono un amante della lettura, appassionato di tecniche di meditazione e potenziamento mentale. Mi considero un buon conoscitore del mondo digitale e dell’aspetto marketing.

Un folle.