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Il mio nome è Luca

Questa è la mia breve presentazione, breve ma intensa per chi sa apprezzare le piccole cose e dare loro il giusto significato. Piacere di conoscerti, innanzitutto.

La scelta di redigere un blog segue una precisa Mission: condividere con voi le gioie e le amarezze, i sorrisi e i pianti che viviamo ogni giorno, attraverso delle riflessioni che partono dal mio vissuto intimo e personale per andare ad assorbire tutti coloro che sentono le stesse cose. Perché? Ho sempre sognato di diventare una specie di Robin Hood, ossia di rubare ai ricchi per dare ai poveri, ma in questo caso non intendo regalarvi dei soldi, piuttosto regalarvi dei momenti di meditazione e serenità dove sarete voi stessi a cercare la ricchezza che si trova in voi sin dall’origine.

L’idea del blog nasce da prima dell’inizio della pandemia da Covid-19, ma proprio grazie a questo storico evento, sembrerà un paradosso, esso ha inesorabilmente preso vita. Sarà uno spazio per riflettere, per commuoversi, per ripensare, per creare e re-inventare noi stessi, alla luce di quella che sarà destinata ad essere una “nuova era”.

Perché lo faccio?

  • Perché sto crescendo con l’idea di dover dare qualcosa agli altri, qualcosa di estremamente utile e qualitativamente valido.
  • Perché nessuno ce l’ha mai fatta da solo.

Il blog girerà intorno a vari temi quali la crescita personale, lo sport, le abitudini giornaliere, la meditazione, la scuola, il lavoro. Tutto ciò che potrà esservi di gradito ascolto e utile potrà essere discusso.

Lo scopo che mi prefiggo durante la stesura dei miei articoli è quello di sperare di poter cambiare, anche in minima parte, il vostro approccio alla vita sin dai primi minuti. Lo so che può sembrare assurda e addirittura egoistica come pretesa, ma date una chance a ciò che leggerete, alle parole che incontrerete. Provateci, almeno.

Ah, stavo quasi per dimenticare. Mi chiamo Luca, in questo istante ho ventisei anni e sono un educatore, diplomato al Liceo Linguistico, laureato in Scienze della Formazione e dell’Educazione presso l’Università di Macerata, atleta appartenente alla Federazione Italiana Bocce, Istruttore nel mondo giovanile e paralimpico della F.I.B., nonché Responsabile della commissione Formazione Didattica e Tecnica. Sono un amante della lettura, appassionato di tecniche di meditazione e potenziamento mentale. Mi considero un buon conoscitore del mondo digitale e dell’aspetto marketing.

Un folle.

E STICAZZI?

C’abbiamo st’arte de pensá che gli altri ce guardino dalla testa ai piedi come se fossimo sotto ‘e luci della ribalta. Ma chi cazzo ce se nchiappetta alla fine! C’abbiamo st’idea arcaica che semo noi l’artefici del destino del mondo, che semo noi i responsabili de tutto, de tutti i mali che succedono all’altri e pe non facce manca ‘ncazzo pretendiamo de aiutalli pure quando soffrono. Ma l’altro come ce vede? Io non so perfettamente come funziona il cervello degli altri, ma sono sicuro che ognuno di noi conta inspiegabili e variegate dinamiche intime, impossibili da cogliere. Poi ce stanno le persone sensibili e quelle meno e questo fa n’enorme differenza de stile. Sto ragionamento senza na logica precisa stasera m’ha portato a fermamme. Io non riesco ancora a trová fuori quel qualcosa che se leghi alla perfezione con il mio modo d’essere. Poi penso che non posso trová qualcosa che, d’altro canto, me manca dentro. Allora quando tutti vanno veloci nel pensiero, nelle parole e nei modi de porse all’altri, io ho deciso de andá piano. E de spettá ‘na nuova alba. Male che vada me continuerò a fa ‘e pippe. Quelle mentali. Sticazzi.

LE GIORNATE, QUELLE NO!

In queste ultime due settimane mi sono spesso trovato a fare i conti, durante quei brevi istanti di “pausa cerebrale”, con la parte di me che non mi piace affatto: il voler a tutti i costi fare tutto, saperlo fare nella maniera migliore possibile, essere pienamente lucido mentalmente nel realizzarlo e non pretendere da nessuno un aiuto, anche il più piccolo.
Nonostante queste piccole riflessioni, il mio essere non si è degnato di fermarsi e ha continuato ad agire, inconsapevole delle tragiche conseguenze alle quali tutto questo processo avrebbe portato. Non è la prima volta che accade, nemmeno sarà l’ultima.
Gestire le proprie energie bio-psico-fisiche è veramente impresa ardua! Tutte le buone pratiche abitudinarie che mi ero ostinato a voler intraprendere sono andate a farsi fottere, e con loro buona parte del mio buon umore.
Molti di voi, son sicuro, si trovano a vivere spesso questa condizione esistenziale di caos, di squilibrio psico-fisico che porta necessariamente a perdere la cognizione e il vero focus vitale che sino a quel momento si è cercato di costruire.
Nel mio caso posso chiaramente affermare che trattasi di “ambizione sopra le righe”, la quale non significa propriamente il “desiderare qualcosa che va al di là delle proprie possibilità”, ma il desiderare qualcosa che in questo preciso momento (presente) non si può ottenere. Tanti impegni, tante responsabilità addosso non possono far altro che innescare un meccanismo di sopravvivenza, per cui la persona, e quindi io, non riesce a canalizzare perfettamente le proprie energie verso l’obiettivo ultimo.
Per dirlo in parole povere, esistono giornate in cui il nostro io entra in totale confusione, dove ci sentiamo potenti e intoccabili, ambiziosi e desiderosi di voler sempre di più da noi stessi. Non c’è errore più grande. Questa sorta di patologia, che io chiamo FOMO (paura di essere tagliati fuori da una situazione appetibile), porta solamente ad un isolamento del proprio Io e a ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

Non abbiate paura di vivere giornate nere, ma abbiate il coraggio di entrare dentro voi stessi, porvi domande e cercare risposte. Non c’è nulla di male nel sentirsi fragili. Non c’è nulla di male nel chiedere aiuto. Nessuno viene al mondo senza una motivazione. Ognuno di noi può costruire il proprio domani partendo semplicemente da ciò che vive adesso. Ognuno di noi. Adesso.

COME DARE SUGGERIMENTI FUORI DAL CAMPO?

Ci sono molti allenatori che bombardano il loro atleta di suggerimenti e frasi ad effetto; altri semplicemente se ne stanno a bordo campo con le mani in mano. Poi ci sono quegli pseudo-allenatori, che si spacciano per tali, che pretendono di avere una concezione dello sport e una forma mentis tale da poter far vincere l’atleta. Bene, a parte quest’ultimo caso, sul quale potremmo aprire una parentesi circa l’importanza della formazione dirigenziale e tecnica, entrambi i primi approcci precedentemente elencati sono giusti e sbagliati allo stesso tempo.

Prima considerazione: in campo non c’è l’allenatore, ma il giocatore. L’atleta ha il diritto di giocare la sua personale partita, facendo tesoro della preparazione fisica e psicologica svolta in allenamento. L’allenatore è punto di riferimento soprattutto per le scelte tattiche, non tecniche. La tecnica si cura in allenamento, non in gara. In gara l’atleta deve avere la libertà di sbagliare e farne esperienza per il futuro. Un bravo allenatore capisce quando è il momento di intervenire, di chiamare un time-out e tranquillizzare e/o motivare il proprio atleta.

Seconda considerazione: l’aspetto emotivo da dentro e da fuori. Vi dico per certo che le emozioni che si provano dentro il campo da gioco sono ben diverse da quelle che si provano all’esterno. L’atleta vive una determinata esperienza e consegue un determinato approccio in base al momento presente e allo stato emotivo (ansia, paura, tranquillità,…), mentre l’allenatore “vede” con un altro occhio, a volte con maggior lucidità, a volte con troppa irruenza impone le sue scelte al giocatore. Un bravo allenatore osserva e dialoga con il proprio atleta circa le sue sensazioni e lo stato d’animo che ne deriva, senza imposizione alcuna.

Terza considerazione: ogni atleta gioca per vincere. Non conosco atleta che gareggi allo scopo di buttare al cesso la propria performance. Un bravo allenatore non punisce mai il suo giocatore, né lo ammonisce durante la competizione. L’ammonizione va fatta in allenamento. Anche se non sempre risulta facile, un allenatore deve tener sempre in piedi il proprio atleta, d’altro canto ci si è allenati per preparare quella determinata gara. Un bravo allenatore deve saper gestire l’atleta con la consapevolezza che questo, potenzialmente, ha in sé una gran voglia di vincere.

Per concludere, è importante ricordare che l’atleta è il protagonista della competizione. La buona riuscita della performance sportiva dipende dal grado di preparazione (allenamento) e dallo stato emotivo vissuto, il quale a sua volta dipende dall’esperienza maturata e da quanto lavoro è stato fatto in allenamento sull’aspetto psicologico. Ricordatevi sempre che, soprattutto quando l’atleta è giovane (6-12 anni), occorre avere la calma e la virtù di saper perdere, a volte anche molto, e la voglia di lavorare pedissequamente sui limiti per migliorare sempre più.

VIVERE INFORMATI

Cosa permette ad un essere umano di svegliarsi ogni mattina e affrontare una nuova giornata? Non voglio abbindolarvi con i il solito sproloquio che concerne il come raggiungere la felicità. Ho cercato di sintetizzare il mio pensiero con un’unica parola: conoscenza, o meglio amore per la conoscenza o fame di conoscenza.
Durante i primi anni di vita il bambino sente il bisogno di esplorare il mondo circostante perché possiede un’innata indole a voler conoscere e svolge questo compito mediante l’utilizzo dei cinque sensi (vista, udito, tatto, gusto e olfatto). Crescendo, poi, si dimentica di quanto sia importante progredire in tal senso e si immobilita nella sua zona di comfort. Oggi, questa tendenza a restare fermi, riguarda soprattutto i giovani. Non si ha più voglia di fare niente. D’altronde per loro il mondo è interamente racchiuso in uno smartphone, il quale permette di vivere una vita parallela a quella reale.

La conseguenza più disastrosa di tal vivere è il rifiuto netto di esplorare la novità e influenzare continuamente i propri simili, prendendo una presa di posizione che poi diventa il “pensiero di massa”. Il pregiudizio, ad esempio, molto spesso è dettato dal nulla. Un giovane dell’età contemporanea costruisce continuamente pensieri che non sono frutto di un suo ragionamento logico e di esperienze vissute, ma sono semplicemente prodotti copiati e incollati da altri. Questo processo di imitazione basato su false credenze sancisce il blocco del vero potenziale creativo della persona, ossia la capacità di discriminazione, la capacità critica, la volontà di porsi in una posizione sempre più aperta alle esperienze.

Facciamo un esempio pratico. Io sono un atleta e un istruttore dello sport più antico del mondo: le bocce. Molti di voi magari già stanno sorridendo. Le bocce sono una delle discipline più antiche praticate dall’uomo, tanto storica quanto amata da milioni di italiani.
Il primo pensiero quando si allude alle bocce è che esse si connotino più come una pratica per persone anziane. Il che può essere vero e opinabile. In realtà, la maggior parte di questi soggetti, i quali il più delle volte non hanno mai assistito alla pratica dal vivo del gioco delle bocce, esprimono un pensiero che non appartiene propriamente loro. Direi invece che queste abbiano nel tempo assunto un meccanismo di risposta automatico per “sentito dire”, ovvero hanno la forte credenza che le bocce siano uno sport per non-più-giovani perché altre persone hanno rivelato loro la stessa cosa.
Pensate a quale grave ripercussione ciò possa avere quando si tenta di promuovere la disciplina sportiva, qualunque essa sia.

La soluzione? Steve Jobs ha espressamente detto che occorre essere fortemente affamati di conoscenza per continuare ad essere follemente innamorati della vita. Occorre tornare a pensare, a ragionare, a dedurre, a stimolare attraverso i sensi e a dialogare in maniera costruttiva. La fame di conoscere può essere motivo di rinascita personale e abbattimento dei pregiudizi.

ADESSO

Spezza il vecchio sistema di negazione e di resistenza del presente. Assumi come pratica abituale quella di distogliere l’attenzione dal passato e dal futuro quando non sono necessari. Resta fuori dalla dimensione temporale il più possibile nella tua vita quotidiana.
Se trovi difficile accedere direttamente nell’adesso, comincia osservando la tendenza abituale della tua mente a rifuggirlo. Noterai che solitamente il futuro viene immaginato migliore o peggiore del presente; se è migliore, ti da speranza o gradevoli aspettative; se è peggiore, crea ansia. Ma in entrambi i casi è un’illusione.
Sii presente come osservatore della tua mente, dei pensieri, delle emozioni e anche delle tue reazioni nelle diverse circostanze.
Impara ad usare il tempo negli aspetti pratici della vita (Tempo Orario), ma una volta risolte tali questioni, torna immediatamente alla consapevolezza del presente. In questo modo non ci sarà accumulo di Tempo Psicologico, che consiste nell’identificazione con il passato e nella proiezione continua e compulsiva verso il futuro.

Ti do una buona notizia. Puoi sostituire le pratiche che favoriscono l’espansione dell’Ego con quelle di cui si alimenta l’Anima. A condizione però di imparare come funzioniamo e di essere disposto a usare la disciplina e la volontà per perseguire un vero cambiamento. A condizione, soprattutto, di renderci conto che nessuno può farlo al nostro posto, che siamo noi gli unici responsabili di questa scelta.
Non importa cosa ti è capitato nel passato. Non importa quale sia il copione personale di vita, anche il più tragico, che porti sulle spalle. Subito, nel qui ed ora, potrai metterti in cammino verso una vita autentica e piena d’amore.

Stay tuned!

RIDURRE L’ANSIA DA PRESTAZIONE

L’ansia patologica disturba in maniera più o meno notevole il funzionamento psichico, determinando una limitazione delle capacità di adattamento dell’individuo. È caratterizzata da uno stato d’incertezza rispetto al futuro, con la prevalenza di sentimenti spiacevoli.

Prima dell’evento

  • Preparati mentalmente e fisicamente. Arriva al punto della location con un buon anticipo. Fai una buona ricognizione dell’allenamento o del lavoro svolto. Esegui qualche breve esercizio di riscaldamento e stretching. Prepara la tenuta da competizione o sistema il tuo outfit con comodo e con la miglior precisione possibile. Devi essere elegante.
  • Visualizzare. Ritagliati alcuni minuti da dedicare alla visualizzazione. In questi momenti ripercorri mentalmente ciò che andrai a fare, che sia un gesto o un colloquio. Respira profondamente, chiudi gli occhi e utilizza le immagini mentali per visualizzare te stesso durante un’esecuzione positiva della performance. L’immagine positiva di te stesso può mutare significativamente il tuo atteggiamento e darti autostima e sicurezza.

Durante l’evento

  • Focalizzati sul compito piuttosto che sul risultato. Rimani nel momento presente ed evita sia di correre in avanti sia di rimuginare errori commessi. Focalizzati sulla respirazione e, più precisamente, sul ritmo del tuo respiro.
  • Sorridi. Sorridi veramente. Non ci riesci? Sforzati. Questo gesto modifica il tuo atteggiamento in pochi istanti.
  • Gareggia come se non ti curassi del risultato. Così riuscirai a rilassarti e a godere dell’evento per quel che è, ossia un altro momento della tua straordinaria vita e non il momento più importante della tua vita.

Dopo l’evento

  • Rivedi l’operato. Focalizzati sulle azioni e sui risultati, sui pensieri e sui comportamenti adottati. Focalizzati sulle cose che ti sono riuscite, non tanto su quelle che non ti sono riuscite e hanno offuscato la prestazione.
  • Nei giorni successivi, simula le condizioni entro le quali hai operato. Così puoi rafforzare i tuoi pattern positivi ed eliminare quelli disfunzionali.
  • Lascia correre la spirale dei pensieri negativi che ti porti dietro e focalizzati sulla respirazione. Pensa e considera l’evento passato come un capitolo archiviato. Il prossimo è da scrivere.

Le 6 droghe della felicità e come procurarsele gratuitamente

Eh sì! Perchè non sfruttare la meravigliosa complessità chimica del nostro cervello per stare meglio?

La felicità è un fatto di chimica, o meglio, di processi chimici che avvengono nel nostro corpo. E fin qui nulla di particolarmente strano. La domanda è: possiamo controllare questi processi apparentemente casuali diventando quindi i registi chimici della nostra felicità?
Iniziamo dalle basi. Sono sostanzialmente quattro i neurotrasmettitori che nel nostro corpo provocano la felicità. Stiamo parlando di: dopaminaserotoninaossitocina ed endorfine. Sono loro il benefico quartetto responsabile della nostra felicità. E anche quando la giornata non inizia col piede giusto, possiamo provare a raddrizzarla “manipolando” questi agenti chimici e producendo una serie di effetti benefici sul nostro umore. Il segreto come sempre sta nell’esercizio.
La dopamina è un neurotrasmettitore che viene liberato nel nostro corpo quando raggiungiamo un obiettivo. Vi ricorda qualcosa che abbiamo già detto? Ovviamente perché ciò avvenga devono succedere due cose: che ci poniamo obiettivi, e che li raggiungiamo. È la dimostrazione scientifica che procrastinare rende infelici, colpevoli. Questo perché procrastinare ci toglie l’iniezione giornaliera di dopamina. Al contrario dovremmo creare obiettivi anche piccoli, scriverli su un foglio, in modo da essere coscienti di averli raggiunti. E creare istantanea felicità in noi stessi. Di rilevante importanza, quindi, non solo avere obiettivi annuali, mensili o settimanali, ma anche giornalieri.
Passiamo poi alla serotonina, ossia l’agente chimico che scorre quando ci sentiamo significativi e importanti. E’ spesso il campo sul quale lavorano gli psicofarmaci, combattendo solitudine e depressione, che non sono altro che i sintomi dell’assenza di serotonina. Diciamo però che per essere felici possiamo scegliere metodi più evoluti, e non essere costretti ad assumere sostanze. Ci sono infatti alcuni modi scientifici per liberare serotonina nel nostro corpo:
1) La gratitudine. Spesso non riusciamo a mettere in luce le cose belle che già tutti i giorni ci capitano, e i livelli di serotonina ne risentono. Proviamo quindi ogni giorno a identificare tre cose per cui ci sentiamo grati. Ne vedremo presto i benefici.
2) Apprezzare persone e oggetti. Spesso non ci rendiamo conto dell’importanza e del valore di chi ci gira intorno. Nutriamocene a piccole dosi.
3) Sognare a occhi aperti. Immaginarsi un futuro più bello ci fa bene.
4) Fare l’amore (questa potevate immaginarla).
5) Esporsi almeno 20 minuti al sole o alla natura.
Il terzo amico della nostra felicità è l’ossitocina. Chi ha avuto un bambino la conosce bene, in quanto viene data alle donne per aiutare a indurre il parto. Questo perché crea intimità e fiducia, e favorisce l’instaurarsi di relazioni sane. E’ infatti già rilasciata naturalmente dalle madri durante il parto e l’allattamento, così come viene rilasciata durante gli orgasmi e negli abbracci. Si dice che il tocco interpersonale riduce lo stress cardiovascolare e migliora il sistema immunitario. Diamo quindi un consiglio a tutti, che potrà sembrarvi bizzarro ma sicuramente vi darà benefici: abbracciatevi, abbracciatevi quando vi incontrate. Ti do addirittura una prescrizione medica da seguire: cinque abbracci al giorno. E lo stress lascerà spazio alla fiducia.
Ci sono poi le endorfine, la droga degli sportivi. Sono simili alla morfina e agiscono come analgesico e sedativo. Diminuiscono la nostra percezione del dolore, in pratica, e ci fanno arrabbiare meno. Potremmo dire che ci rendono meno vulnerabili alle “sòle” della vita. Fare sport aiuta ad aumentare le endorfine, così come aiutano il sesso e le risate. A questo riguardo esiste lo yoga della risata, che è una piacevolissima pratica che ti consigliamo di approfondire. Anche alcuni profumi sono stati collegati a un aumento di endorfine, per esempio quelli di lavanda e vaniglia, così come l’assunzione di cacao. Proprio per questo una bella barretta di cioccolato fondente (magari biologico) dovrebbe sempre stare a vostra disposizione sulla scrivania. Se non ci credete pensate a Berlino, dove tempo fa è esplosa la moda di sniffare cacao nelle discoteche.
Aggiungiamo poi alla lista altre due molecole che si liberano con azioni opposte, e quindi sono adatte a persone completamente diverse tra loro.
Da un lato abbiamo l’adrenalina. Si produce negli sport estremi e ogni volta che facciamo qualcosa che va oltre la nostra comfort zone. Le azioni insolite in pratica ci danno iniezioni adrenaliniche. Producendo una bella scarica energizzante. Cosa significa? Che quando siete stanchi è molto importante rompere la stanchezza, magari con qualcosa di strano e inaspettato. Rompi la tua routine! Esci dalla tua zona di comfort!
L’ultimo amico della nostra felicità è l’acido y-aminobutirrico, anche detto GABA. E’ in qualche modo il contraltare dell’adrenalina. Viene prodotto quando entriamo in uno stato meditativo, e produce una felicità sicuramente meno adrenalitica ed energizzante, più legata alla calma e alla serenità. La meditazione è un rimedio naturale contro l’ansia e a questo proposito ti invito a conoscere il “Training Autogeno”:

La Tecnica del R.M.P.

Primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di sé stessi.

[Lucio Anneo Seneca]

Il rilassamento muscolare progressivo è una tecnica basata sull’alternanza contrazione/rilasciamento di alcuni gruppi muscolari. Fu ideata negli anni trenta dal medico e psico-fisiologo statunitense Edmund Jacobson e illustrata nel 1959 in “How to relax and Have your baby“. La tecnica può essere utile imparare per gestire i periodi di stress o eccessiva ansia. Sì lo so, vi state già convincendo che può funzionare, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo. Ovviamente, come ogni tecnica, va esercitata ed imparata, non si può pretendere che funzioni al 100% subito la prima volta, soprattutto se la provate nelle situazioni di maggior attivazione.
Gli esercizi suggeriti richiedono dai 15 ai 20 minuti, ma 5 minuti sono meglio di niente!

Sgombera la mente. Cerca di liberare la mente da tutte le preoccupazioni e i pensieri disturbanti. Se le preoccupazioni e i pensieri disturbanti ritornano mentre ci si sta rilassando, non bisogna allarmarsi ma tornare semplicemente a dirigere l’attenzione sull’esercizio; è meglio non reagire e lasciare che scorrano, che fluiscano gentilmente fuori dalla mente. Cerca di avere una mente calma e sgombra.

Fai pratica per un minuto di respirazione lenta. Inspira (prendi fiato) per tre secondi (contando mentalmente 1001, 1002, 1003), senza forzare, inviando il respiro verso l’addome; quindi espira (butta fuori il fiato) per tre secondi, pensando alla parola “rilassati” ogni volta che si espira, immaginando che la tensione esca dal corpo con l’aria.

Rilassa i muscoli. Per ogni gruppo muscolare del corpo, tendi i muscoli per 7-10 secondi, poi rilassali per circa 10 secondi. I muscoli vanno contratti con forza, ma non troppo; non si deve avvertire dolore.

Ascolta le parole e lasciati andare. Ora.

Scripta Manent, Verba Volant

Cosa vuoi raggiungere oggi? A cosa aspiri domani? L’obiettivo è la benzina della motivazione. In ogni istante devi sapere dove stai andando e come lo stai facendo.

Crea il tuo obiettivo SMART:
Specific = Specifico
Measurable = Misurabile
Achievable = Arrivabile
Realistc = Realistico
Time-based = Temporizzabile


Un obiettivo deve essere specifico, definito, tangibile. Fa parte del concetto di specificità la possibilità di misurare l’obiettivo e poter disporre di parametri con cui confrontarsi. Dire ad un atleta “devi migliorare la tua performance” è molto diverso da “nella gara X del mese X dovrai essere capace di superare la misura X, pertanto, fino a quel momento, lavoreremo per migliorare la tecnica di quel preciso movimento e raggiungere quel risultato”.

Un obiettivo deve essere misurabile, deve permettere di pianificare gli sforzi, alzare progressivamente l’asticella per un miglioramento e monitorare step by step l’andamento del proprio lavoro. Deve insomma poter essere espresso numericamente: “aumentare la produzione del 15%” o “ridurre le spese del 10%”.

Un obiettivo deve essere raggiungibile. Resta con i piedi per terra, il tuo progetto deve essere realistico e commisurato alle risorse e alle capacità di cui disponi.

Un obiettivo deve essere orientato all’azione e realistico. Prima di impiegare tempo, risorse, denaro, valuta se ne valga davvero la pena, analizzando attentamente i rapporti costi/benefici del progetto che stai per intraprendere.

Un obiettivo deve avere una propria temporalità. Innanzitutto è di fondamentale importanza fissare una data entro cui l’obiettivo prescelto dovrà essere raggiunto. Avere delle scadenze permette di regolare il proprio impegno, di tenere viva la motivazione e i livelli di attivazione. Per essere realmente efficaci, gli obiettivi dovrebbero essere fissati sia a lungo termine che a breve termine.

Infine, ma non per importanza, l’obiettivo deve essere self-determined, ossia determinato dal soggetto stesso, prodotto da sé. Il soggetto deve essere sempre il protagonista della scelta di un obiettivo, della pianificazione degli step e delle modalità del suo raggiungimento.

Pensa ad un obiettivo a breve termine e trascrivilo su di un foglio di carta. Poi poniti queste domande:
Si tratta di un obiettivo specifico?
Si tratta di un obiettivo misurabile?
Si tratta di un obiettivo positivo?
Si tratta di un obiettivo ispirante?
Si tratta di un obiettivo chiaro?
Si tratta di un obiettivo realistico?

Canalizza tutta la tua energia e il tuo entusiasmo verso l’obiettivo, costruisci un piano di miglioramento giorno dopo giorno. Definisci con cura il programma per raggiungere il tuo obiettivo: tempistiche, modalità, eventuali momenti di verifica. Trascrivi le sensazioni che provi durante il lavoro.

Goal Setting

Avere degli obiettivi è fondamentale e, in buona parte, porseli è un processo del tutto naturale. L’obiettivo guida l’attività, mobilita l’impegno, aumenta la persistenza e motiva alla ricerca di strategie appropriate al compito. Se così non fosse, metteremmo in atto azioni afinalistiche, decontestualizzate e inefficaci.
Molti soggetti, come gli sportivi, falliscono perché si pongono obiettivi inefficaci:
– smisurati, rispetto al proprio livello di maturazione e al grado di allenamento;
– bassi e poco motivanti;
– generali e poco definiti, non riuscendo a valutare se e come li hanno raggiunti.
Il fatto di non avere obiettivi precisi e definiti impedisce al soggetto di orientare e canalizzare le proprie energie, con una conseguente perdita della motivazione e il persistere nei propri sforzi, inutili in questa condizione. Anche se può sembrare semplice, la definizione degli obiettivi è un processo tutt’altro che banale. Incorrere nell’errore di porsi obiettivi troppo ambiziosi o di non tenere conto del tempo necessario per il loro raggiungimento può compromettere mesi di allenamento e minare profondamente la motivazione del soggetto.
Il goal setting è un importante strumento per evitare il cosiddetto drop out e l’abbandono di una determinata attività. In mancanza di obiettivi per cui valga la pena lavorare o allenarsi ed investire energie, un soggetto con tutta probabilità prenderà progressivamente le distanze dall’attività che sta compiendo, in quanto non troverà più nulla in essa che lo attragga. Peggio ancora, potrebbe sforzarsi di portarla avanti perdendo totalmente il controllo consapevole e andando incontro a traumi psicologici.

Nel prossimo articolo parlerò dei 5 attributi che deve avere un obiettivo per definirsi tale.

A partire da ORA, procuratevi una piccola agenda dove andare a scrivere i vostri obiettivi quotidiani, anche i più banali come per esempio “lavarmi i denti”. Fate un elenco a cascata di tutte le piccole azioni e/o compiti che svolgete, magari focalizzandovi su quelli/e che risultano più difficili da compiere, e, a fine giornata, mettete una “X” a fianco degli obiettivi che avete portato a termine.

Questo esercizio contribuirà a rafforzare l’autostima giornaliera in ognuno di voi e aiuterà a porsi obiettivi sempre più complessi.