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Il mio nome è Luca

Questa è la mia breve presentazione, breve ma intensa per chi sa apprezzare le piccole cose e dare loro il giusto significato. Piacere di conoscerti, innanzitutto.

La scelta di redigere un blog segue una precisa Mission: condividere con voi le gioie e le amarezze, i sorrisi e i pianti che viviamo ogni giorno, attraverso delle riflessioni che partono dal mio vissuto intimo e personale per andare ad assorbire tutti coloro che sentono le stesse cose. Perché? Ho sempre sognato di diventare una specie di Robin Hood, ossia di rubare ai ricchi per dare ai poveri, ma in questo caso non intendo regalarvi dei soldi, piuttosto regalarvi dei momenti di meditazione e serenità dove sarete voi stessi a cercare la ricchezza che si trova in voi sin dall’origine.

L’idea del blog nasce da prima dell’inizio della pandemia da Covid-19, ma proprio grazie a questo storico evento, sembrerà un paradosso, esso ha inesorabilmente preso vita. Sarà uno spazio per riflettere, per commuoversi, per ripensare, per creare e re-inventare noi stessi, alla luce di quella che sarà destinata ad essere una “nuova era”.

Perché lo faccio?

  • Perché sto crescendo con l’idea di dover dare qualcosa agli altri, qualcosa di estremamente utile e qualitativamente valido.
  • Perché nessuno ce l’ha mai fatta da solo.

Il blog girerà intorno a vari temi quali la crescita personale, lo sport, le abitudini giornaliere, la meditazione, la scuola, il lavoro. Tutto ciò che potrà esservi di gradito ascolto e utile potrà essere discusso.

Lo scopo che mi prefiggo durante la stesura dei miei articoli è quello di sperare di poter cambiare, anche in minima parte, il vostro approccio alla vita sin dai primi minuti. Lo so che può sembrare assurda e addirittura egoistica come pretesa, ma date una chance a ciò che leggerete, alle parole che incontrerete. Provateci, almeno.

Ah, stavo quasi per dimenticare. Mi chiamo Luca, in questo istante ho ventisei anni e sono un educatore, diplomato al Liceo Linguistico, laureato in Scienze della Formazione e dell’Educazione presso l’Università di Macerata, atleta appartenente alla Federazione Italiana Bocce, Istruttore nel mondo giovanile e paralimpico della F.I.B., nonché Responsabile della commissione Formazione Didattica e Tecnica. Sono un amante della lettura, appassionato di tecniche di meditazione e potenziamento mentale. Mi considero un buon conoscitore del mondo digitale e dell’aspetto marketing.

Un folle.

VIVERE INFORMATI

Cosa permette ad un essere umano di svegliarsi ogni mattina e affrontare una nuova giornata? Non voglio abbindolarvi con i il solito sproloquio che concerne il come raggiungere la felicità. Ho cercato di sintetizzare il mio pensiero con un’unica parola: conoscenza, o meglio amore per la conoscenza o fame di conoscenza.
Durante i primi anni di vita il bambino sente il bisogno di esplorare il mondo circostante perché possiede un’innata indole a voler conoscere e svolge questo compito mediante l’utilizzo dei cinque sensi (vista, udito, tatto, gusto e olfatto). Crescendo, poi, si dimentica di quanto sia importante progredire in tal senso e si immobilita nella sua zona di comfort. Oggi, questa tendenza a restare fermi, riguarda soprattutto i giovani. Non si ha più voglia di fare niente. D’altronde per loro il mondo è interamente racchiuso in uno smartphone, il quale permette di vivere una vita parallela a quella reale.

La conseguenza più disastrosa di tal vivere è il rifiuto netto di esplorare la novità e influenzare continuamente i propri simili, prendendo una presa di posizione che poi diventa il “pensiero di massa”. Il pregiudizio, ad esempio, molto spesso è dettato dal nulla. Un giovane dell’età contemporanea costruisce continuamente pensieri che non sono frutto di un suo ragionamento logico e di esperienze vissute, ma sono semplicemente prodotti copiati e incollati da altri. Questo processo di imitazione basato su false credenze sancisce il blocco del vero potenziale creativo della persona, ossia la capacità di discriminazione, la capacità critica, la volontà di porsi in una posizione sempre più aperta alle esperienze.

Facciamo un esempio pratico. Io sono un atleta e un istruttore dello sport più antico del mondo: le bocce. Molti di voi magari già stanno sorridendo. Le bocce sono una delle discipline più antiche praticate dall’uomo, tanto storica quanto amata da milioni di italiani.
Il primo pensiero quando si allude alle bocce è che esse si connotino più come una pratica per persone anziane. Il che può essere vero e opinabile. In realtà, la maggior parte di questi soggetti, i quali il più delle volte non hanno mai assistito alla pratica dal vivo del gioco delle bocce, esprimono un pensiero che non appartiene propriamente loro. Direi invece che queste abbiano nel tempo assunto un meccanismo di risposta automatico per “sentito dire”, ovvero hanno la forte credenza che le bocce siano uno sport per non-più-giovani perché altre persone hanno rivelato loro la stessa cosa.
Pensate a quale grave ripercussione ciò possa avere quando si tenta di promuovere la disciplina sportiva, qualunque essa sia.

La soluzione? Steve Jobs ha espressamente detto che occorre essere fortemente affamati di conoscenza per continuare ad essere follemente innamorati della vita. Occorre tornare a pensare, a ragionare, a dedurre, a stimolare attraverso i sensi e a dialogare in maniera costruttiva. La fame di conoscere può essere motivo di rinascita personale e abbattimento dei pregiudizi.

ADESSO

Spezza il vecchio sistema di negazione e di resistenza del presente. Assumi come pratica abituale quella di distogliere l’attenzione dal passato e dal futuro quando non sono necessari. Resta fuori dalla dimensione temporale il più possibile nella tua vita quotidiana.
Se trovi difficile accedere direttamente nell’adesso, comincia osservando la tendenza abituale della tua mente a rifuggirlo. Noterai che solitamente il futuro viene immaginato migliore o peggiore del presente; se è migliore, ti da speranza o gradevoli aspettative; se è peggiore, crea ansia. Ma in entrambi i casi è un’illusione.
Sii presente come osservatore della tua mente, dei pensieri, delle emozioni e anche delle tue reazioni nelle diverse circostanze.
Impara ad usare il tempo negli aspetti pratici della vita (Tempo Orario), ma una volta risolte tali questioni, torna immediatamente alla consapevolezza del presente. In questo modo non ci sarà accumulo di Tempo Psicologico, che consiste nell’identificazione con il passato e nella proiezione continua e compulsiva verso il futuro.

Ti do una buona notizia. Puoi sostituire le pratiche che favoriscono l’espansione dell’Ego con quelle di cui si alimenta l’Anima. A condizione però di imparare come funzioniamo e di essere disposto a usare la disciplina e la volontà per perseguire un vero cambiamento. A condizione, soprattutto, di renderci conto che nessuno può farlo al nostro posto, che siamo noi gli unici responsabili di questa scelta.
Non importa cosa ti è capitato nel passato. Non importa quale sia il copione personale di vita, anche il più tragico, che porti sulle spalle. Subito, nel qui ed ora, potrai metterti in cammino verso una vita autentica e piena d’amore.

Stay tuned!

RIDURRE L’ANSIA DA PRESTAZIONE

L’ansia patologica disturba in maniera più o meno notevole il funzionamento psichico, determinando una limitazione delle capacità di adattamento dell’individuo. È caratterizzata da uno stato d’incertezza rispetto al futuro, con la prevalenza di sentimenti spiacevoli.

Prima dell’evento

  • Preparati mentalmente e fisicamente. Arriva al punto della location con un buon anticipo. Fai una buona ricognizione dell’allenamento o del lavoro svolto. Esegui qualche breve esercizio di riscaldamento e stretching. Prepara la tenuta da competizione o sistema il tuo outfit con comodo e con la miglior precisione possibile. Devi essere elegante.
  • Visualizzare. Ritagliati alcuni minuti da dedicare alla visualizzazione. In questi momenti ripercorri mentalmente ciò che andrai a fare, che sia un gesto o un colloquio. Respira profondamente, chiudi gli occhi e utilizza le immagini mentali per visualizzare te stesso durante un’esecuzione positiva della performance. L’immagine positiva di te stesso può mutare significativamente il tuo atteggiamento e darti autostima e sicurezza.

Durante l’evento

  • Focalizzati sul compito piuttosto che sul risultato. Rimani nel momento presente ed evita sia di correre in avanti sia di rimuginare errori commessi. Focalizzati sulla respirazione e, più precisamente, sul ritmo del tuo respiro.
  • Sorridi. Sorridi veramente. Non ci riesci? Sforzati. Questo gesto modifica il tuo atteggiamento in pochi istanti.
  • Gareggia come se non ti curassi del risultato. Così riuscirai a rilassarti e a godere dell’evento per quel che è, ossia un altro momento della tua straordinaria vita e non il momento più importante della tua vita.

Dopo l’evento

  • Rivedi l’operato. Focalizzati sulle azioni e sui risultati, sui pensieri e sui comportamenti adottati. Focalizzati sulle cose che ti sono riuscite, non tanto su quelle che non ti sono riuscite e hanno offuscato la prestazione.
  • Nei giorni successivi, simula le condizioni entro le quali hai operato. Così puoi rafforzare i tuoi pattern positivi ed eliminare quelli disfunzionali.
  • Lascia correre la spirale dei pensieri negativi che ti porti dietro e focalizzati sulla respirazione. Pensa e considera l’evento passato come un capitolo archiviato. Il prossimo è da scrivere.

Le 6 droghe della felicità e come procurarsele gratuitamente

Eh sì! Perchè non sfruttare la meravigliosa complessità chimica del nostro cervello per stare meglio?

La felicità è un fatto di chimica, o meglio, di processi chimici che avvengono nel nostro corpo. E fin qui nulla di particolarmente strano. La domanda è: possiamo controllare questi processi apparentemente casuali diventando quindi i registi chimici della nostra felicità?
Iniziamo dalle basi. Sono sostanzialmente quattro i neurotrasmettitori che nel nostro corpo provocano la felicità. Stiamo parlando di: dopaminaserotoninaossitocina ed endorfine. Sono loro il benefico quartetto responsabile della nostra felicità. E anche quando la giornata non inizia col piede giusto, possiamo provare a raddrizzarla “manipolando” questi agenti chimici e producendo una serie di effetti benefici sul nostro umore. Il segreto come sempre sta nell’esercizio.
La dopamina è un neurotrasmettitore che viene liberato nel nostro corpo quando raggiungiamo un obiettivo. Vi ricorda qualcosa che abbiamo già detto? Ovviamente perché ciò avvenga devono succedere due cose: che ci poniamo obiettivi, e che li raggiungiamo. È la dimostrazione scientifica che procrastinare rende infelici, colpevoli. Questo perché procrastinare ci toglie l’iniezione giornaliera di dopamina. Al contrario dovremmo creare obiettivi anche piccoli, scriverli su un foglio, in modo da essere coscienti di averli raggiunti. E creare istantanea felicità in noi stessi. Di rilevante importanza, quindi, non solo avere obiettivi annuali, mensili o settimanali, ma anche giornalieri.
Passiamo poi alla serotonina, ossia l’agente chimico che scorre quando ci sentiamo significativi e importanti. E’ spesso il campo sul quale lavorano gli psicofarmaci, combattendo solitudine e depressione, che non sono altro che i sintomi dell’assenza di serotonina. Diciamo però che per essere felici possiamo scegliere metodi più evoluti, e non essere costretti ad assumere sostanze. Ci sono infatti alcuni modi scientifici per liberare serotonina nel nostro corpo:
1) La gratitudine. Spesso non riusciamo a mettere in luce le cose belle che già tutti i giorni ci capitano, e i livelli di serotonina ne risentono. Proviamo quindi ogni giorno a identificare tre cose per cui ci sentiamo grati. Ne vedremo presto i benefici.
2) Apprezzare persone e oggetti. Spesso non ci rendiamo conto dell’importanza e del valore di chi ci gira intorno. Nutriamocene a piccole dosi.
3) Sognare a occhi aperti. Immaginarsi un futuro più bello ci fa bene.
4) Fare l’amore (questa potevate immaginarla).
5) Esporsi almeno 20 minuti al sole o alla natura.
Il terzo amico della nostra felicità è l’ossitocina. Chi ha avuto un bambino la conosce bene, in quanto viene data alle donne per aiutare a indurre il parto. Questo perché crea intimità e fiducia, e favorisce l’instaurarsi di relazioni sane. E’ infatti già rilasciata naturalmente dalle madri durante il parto e l’allattamento, così come viene rilasciata durante gli orgasmi e negli abbracci. Si dice che il tocco interpersonale riduce lo stress cardiovascolare e migliora il sistema immunitario. Diamo quindi un consiglio a tutti, che potrà sembrarvi bizzarro ma sicuramente vi darà benefici: abbracciatevi, abbracciatevi quando vi incontrate. Ti do addirittura una prescrizione medica da seguire: cinque abbracci al giorno. E lo stress lascerà spazio alla fiducia.
Ci sono poi le endorfine, la droga degli sportivi. Sono simili alla morfina e agiscono come analgesico e sedativo. Diminuiscono la nostra percezione del dolore, in pratica, e ci fanno arrabbiare meno. Potremmo dire che ci rendono meno vulnerabili alle “sòle” della vita. Fare sport aiuta ad aumentare le endorfine, così come aiutano il sesso e le risate. A questo riguardo esiste lo yoga della risata, che è una piacevolissima pratica che ti consigliamo di approfondire. Anche alcuni profumi sono stati collegati a un aumento di endorfine, per esempio quelli di lavanda e vaniglia, così come l’assunzione di cacao. Proprio per questo una bella barretta di cioccolato fondente (magari biologico) dovrebbe sempre stare a vostra disposizione sulla scrivania. Se non ci credete pensate a Berlino, dove tempo fa è esplosa la moda di sniffare cacao nelle discoteche.
Aggiungiamo poi alla lista altre due molecole che si liberano con azioni opposte, e quindi sono adatte a persone completamente diverse tra loro.
Da un lato abbiamo l’adrenalina. Si produce negli sport estremi e ogni volta che facciamo qualcosa che va oltre la nostra comfort zone. Le azioni insolite in pratica ci danno iniezioni adrenaliniche. Producendo una bella scarica energizzante. Cosa significa? Che quando siete stanchi è molto importante rompere la stanchezza, magari con qualcosa di strano e inaspettato. Rompi la tua routine! Esci dalla tua zona di comfort!
L’ultimo amico della nostra felicità è l’acido y-aminobutirrico, anche detto GABA. E’ in qualche modo il contraltare dell’adrenalina. Viene prodotto quando entriamo in uno stato meditativo, e produce una felicità sicuramente meno adrenalitica ed energizzante, più legata alla calma e alla serenità. La meditazione è un rimedio naturale contro l’ansia e a questo proposito ti invito a conoscere il “Training Autogeno”:

La Tecnica del R.M.P.

Primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di sé stessi.

[Lucio Anneo Seneca]

Il rilassamento muscolare progressivo è una tecnica basata sull’alternanza contrazione/rilasciamento di alcuni gruppi muscolari. Fu ideata negli anni trenta dal medico e psico-fisiologo statunitense Edmund Jacobson e illustrata nel 1959 in “How to relax and Have your baby“. La tecnica può essere utile imparare per gestire i periodi di stress o eccessiva ansia. Sì lo so, vi state già convincendo che può funzionare, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo. Ovviamente, come ogni tecnica, va esercitata ed imparata, non si può pretendere che funzioni al 100% subito la prima volta, soprattutto se la provate nelle situazioni di maggior attivazione.
Gli esercizi suggeriti richiedono dai 15 ai 20 minuti, ma 5 minuti sono meglio di niente!

Sgombera la mente. Cerca di liberare la mente da tutte le preoccupazioni e i pensieri disturbanti. Se le preoccupazioni e i pensieri disturbanti ritornano mentre ci si sta rilassando, non bisogna allarmarsi ma tornare semplicemente a dirigere l’attenzione sull’esercizio; è meglio non reagire e lasciare che scorrano, che fluiscano gentilmente fuori dalla mente. Cerca di avere una mente calma e sgombra.

Fai pratica per un minuto di respirazione lenta. Inspira (prendi fiato) per tre secondi (contando mentalmente 1001, 1002, 1003), senza forzare, inviando il respiro verso l’addome; quindi espira (butta fuori il fiato) per tre secondi, pensando alla parola “rilassati” ogni volta che si espira, immaginando che la tensione esca dal corpo con l’aria.

Rilassa i muscoli. Per ogni gruppo muscolare del corpo, tendi i muscoli per 7-10 secondi, poi rilassali per circa 10 secondi. I muscoli vanno contratti con forza, ma non troppo; non si deve avvertire dolore.

Ascolta le parole e lasciati andare. Ora.

Scripta Manent, Verba Volant

Cosa vuoi raggiungere oggi? A cosa aspiri domani? L’obiettivo è la benzina della motivazione. In ogni istante devi sapere dove stai andando e come lo stai facendo.

Crea il tuo obiettivo SMART:
Specific = Specifico
Measurable = Misurabile
Achievable = Arrivabile
Realistc = Realistico
Time-based = Temporizzabile


Un obiettivo deve essere specifico, definito, tangibile. Fa parte del concetto di specificità la possibilità di misurare l’obiettivo e poter disporre di parametri con cui confrontarsi. Dire ad un atleta “devi migliorare la tua performance” è molto diverso da “nella gara X del mese X dovrai essere capace di superare la misura X, pertanto, fino a quel momento, lavoreremo per migliorare la tecnica di quel preciso movimento e raggiungere quel risultato”.

Un obiettivo deve essere misurabile, deve permettere di pianificare gli sforzi, alzare progressivamente l’asticella per un miglioramento e monitorare step by step l’andamento del proprio lavoro. Deve insomma poter essere espresso numericamente: “aumentare la produzione del 15%” o “ridurre le spese del 10%”.

Un obiettivo deve essere raggiungibile. Resta con i piedi per terra, il tuo progetto deve essere realistico e commisurato alle risorse e alle capacità di cui disponi.

Un obiettivo deve essere orientato all’azione e realistico. Prima di impiegare tempo, risorse, denaro, valuta se ne valga davvero la pena, analizzando attentamente i rapporti costi/benefici del progetto che stai per intraprendere.

Un obiettivo deve avere una propria temporalità. Innanzitutto è di fondamentale importanza fissare una data entro cui l’obiettivo prescelto dovrà essere raggiunto. Avere delle scadenze permette di regolare il proprio impegno, di tenere viva la motivazione e i livelli di attivazione. Per essere realmente efficaci, gli obiettivi dovrebbero essere fissati sia a lungo termine che a breve termine.

Infine, ma non per importanza, l’obiettivo deve essere self-determined, ossia determinato dal soggetto stesso, prodotto da sé. Il soggetto deve essere sempre il protagonista della scelta di un obiettivo, della pianificazione degli step e delle modalità del suo raggiungimento.

Pensa ad un obiettivo a breve termine e trascrivilo su di un foglio di carta. Poi poniti queste domande:
Si tratta di un obiettivo specifico?
Si tratta di un obiettivo misurabile?
Si tratta di un obiettivo positivo?
Si tratta di un obiettivo ispirante?
Si tratta di un obiettivo chiaro?
Si tratta di un obiettivo realistico?

Canalizza tutta la tua energia e il tuo entusiasmo verso l’obiettivo, costruisci un piano di miglioramento giorno dopo giorno. Definisci con cura il programma per raggiungere il tuo obiettivo: tempistiche, modalità, eventuali momenti di verifica. Trascrivi le sensazioni che provi durante il lavoro.

Goal Setting

Avere degli obiettivi è fondamentale e, in buona parte, porseli è un processo del tutto naturale. L’obiettivo guida l’attività, mobilita l’impegno, aumenta la persistenza e motiva alla ricerca di strategie appropriate al compito. Se così non fosse, metteremmo in atto azioni afinalistiche, decontestualizzate e inefficaci.
Molti soggetti, come gli sportivi, falliscono perché si pongono obiettivi inefficaci:
– smisurati, rispetto al proprio livello di maturazione e al grado di allenamento;
– bassi e poco motivanti;
– generali e poco definiti, non riuscendo a valutare se e come li hanno raggiunti.
Il fatto di non avere obiettivi precisi e definiti impedisce al soggetto di orientare e canalizzare le proprie energie, con una conseguente perdita della motivazione e il persistere nei propri sforzi, inutili in questa condizione. Anche se può sembrare semplice, la definizione degli obiettivi è un processo tutt’altro che banale. Incorrere nell’errore di porsi obiettivi troppo ambiziosi o di non tenere conto del tempo necessario per il loro raggiungimento può compromettere mesi di allenamento e minare profondamente la motivazione del soggetto.
Il goal setting è un importante strumento per evitare il cosiddetto drop out e l’abbandono di una determinata attività. In mancanza di obiettivi per cui valga la pena lavorare o allenarsi ed investire energie, un soggetto con tutta probabilità prenderà progressivamente le distanze dall’attività che sta compiendo, in quanto non troverà più nulla in essa che lo attragga. Peggio ancora, potrebbe sforzarsi di portarla avanti perdendo totalmente il controllo consapevole e andando incontro a traumi psicologici.

Nel prossimo articolo parlerò dei 5 attributi che deve avere un obiettivo per definirsi tale.

A partire da ORA, procuratevi una piccola agenda dove andare a scrivere i vostri obiettivi quotidiani, anche i più banali come per esempio “lavarmi i denti”. Fate un elenco a cascata di tutte le piccole azioni e/o compiti che svolgete, magari focalizzandovi su quelli/e che risultano più difficili da compiere, e, a fine giornata, mettete una “X” a fianco degli obiettivi che avete portato a termine.

Questo esercizio contribuirà a rafforzare l’autostima giornaliera in ognuno di voi e aiuterà a porsi obiettivi sempre più complessi.

Dettagli sconosciuti

Vi capita mai, soprattutto in questo periodo, nel quale passate gran parte della giornata in casa, di soffermarvi a guardare un particolare, fissarlo e non battere ciglio? Mi sembra giusto condividere con voi quanto successo a me proprio oggi, mentre stavo ordinando la mia camera. Spostando qua e là oggetti e vestiti, mi sono accorto di quanta poca conoscenza avessi dello spazio nel quale vivo da anni, di quanta poca attenzione ho riservato a tutti i dettagli che ne fanno uno spazio ben definito: finestre, tende, mobili, libri, coperte, accessori, ecc. Insomma, quanta vita è passata di lì? Quanti dettagli ho trascurato, nonostante vivo da tantissimi anni nello stesso spazio?
Vivere quotidianamente tra le mura domestiche equivale a dover fare i conti con ogni singolo dettaglio che ci circonda, anche perché non ci resta molto altro da fare. Quante volte avrò visto quel rubinetto? Quante volte l’avrò fissato? Quante volte l’avrò usato? E quell’armadio e quel letto? Ma…ho mai aperto quel cassetto? Sono sicuro di conoscere alla perfezione ogni angolo, ogni stanza della mia casa?
Sembrerà strano pensare a queste cose in un terribile periodo come questo, ma se ci pensate bene siete sicuri di conoscere il luogo dove vivete da anni? Siete sicuri di conoscere gli oggetti e la loro storia, i vissuti e le esperienze che avete avuto?
In un banalissimo e comunissimo momento di noia mi soffermo a fissare un oggetto. Lo fisso senza battere ciglio e ordino alla mia mente di tornare al passato. Quanti piccoli momenti passati a osservare quel dettaglio? Quanti momenti passati a osservare quel dettaglio durante giornate buie? Quanti momenti passati a osservare quel dettaglio nel bel mezzo di una giornata soleggiata?
Decido di cogliere al massimo il momento presente. La vita è andata avanti, io sono cresciuto, i bei momenti hanno lasciato spazio ad una pandemia mondiale. Ma quel dettaglio ancora è lì. Fisso. Sta lì per ricordarmi che, dopotutto, non è poi così brutto vivere il momento presente. Quel dettaglio diventa il rifugio sicuro dalla tempesta. il quale ci ricorda che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, nonostante tutto.
Saremo grati a qualsiasi dettaglio faccia parte del luogo in cui abitiamo, saremo grati a chiunque condivida con noi questo spazio. Saremo grati alle forme e ai colori di ogni singolo dettaglio. E mentre vi saluto, sto focalizzando la mia attenzione ad una foto appesa al muro. Una nuova storia…

Nei giorni a seguire cercate di focalizzare la vostra attenzione sui particolari che vi circondano: un quadro, una finestra, una sedia, un tavolo, tutti hanno una storia che vi appartiene, delle forme, dei colori. Ecco, concentratevi sui piccoli dettagli che ne fanno un oggetto unico e irripetibile e mentre lo fate siate grati alla vita.

Stay Hungry, Stay Foolish

Proprio ieri sera mi è stata raccontata questa breve storia. Non ci ho messo molto per capirne il significato e farmi anche una risata finale, ma una risata dal gusto dolceamaro.

Quante volte vi è capitato nella vita di trovarvi di fronte a delle persone, magari i vostri genitori o i vostri maestri, le quali riponevano su di voi una tale fiducia che finiva per condizionarvi nelle scelte?

Quante volte siete stati convinti o timorosi del verificarsi di eventi futuri? Quante volte avete alterato il vostro comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi?

Buona riflessione.

Verso la fine dell’’800, inizi del ‘900, in Inghilterra viveva un campanaro, che amava moltissimo il suo lavoro. Senonché il governo inglese varò un emendamento secondo cui solo chi fosse in possesso di licenza media poteva esercitare il mestiere di campanaro. Il nostro amico, venendo a conoscenza di questa legge, iniziò a disperarsi poiché il suo percorso scolastico si era fermato alla seconda elementare, a causa di comportamenti aggressivi e burle verso i suoi compagni e i suoi insegnanti. Non sapeva infatti né leggere né scrivere. Se avesse voluto continuare a fare il suo mestiere sarebbe dovuto tornare a scuola. Ma nel frattempo come avrebbe fatto a guadagnare? Certo avrebbe potuto frequentare le scuole serali, ma fino al raggiungimento della licenza non avrebbe potuto esercitare la professione di campanaro. Chi avrebbe sfamato la sua famiglia?
Travolto da questi pensieri decise di uscire a schiarirsi le idee. Non voleva inoltre dare preoccupazioni alla moglie, per cui decise di non metterla al corrente finché non avesse trovato una soluzione. Iniziò a camminare e a fumare. Un passante lo fermò per chiedergli un sigaro e lui glielo diede. Continuò a camminare, camminò attraversando i quartiere di Londra. E fumava. Un altro passante gli chiese un sigaro e lui glielo diede. Camminando era ormai arrivato dall’altra parte della città, fumando (sì, lo so, avrebbe potuto iniziare a risparmiare smettendo di fumare) e in ogni quartiere qualcuno gli aveva chiesto un sigaro.
Quando tornò a casa lanciò la sua giacca sulla poltrona e il pacchetto di sigari cadde per terra. Vuoto. Si chiese come avesse potuto finirli e si ricordò di tutta la gente che, nei vari quartieri di Londra, gliene aveva chiesti. Perché tutti gli avevano chiesto da fumare? Ovvio: perché a Londra c’erano pochissimi negozi di sigari e lui stesso, per andare a comprarne, doveva attraversare la città. E fu qui che gli venne l’idea geniale, quella giusta, quella che ognuno di noi vorrebbe avere.
Il giorno dopo si recò in una delle poche tabaccherie londinesi e acquistò dieci pacchi di sigari. Si recò in un quartiere poco lontano e cominciò a venderli singolarmente per strada, ad un costo di poco superiore rispetto al pacco. Nel giro di un paio d’ore li vendette tutti. Tornò al negozio e riacquistò altri sigari, si recò in un altro quartiere e di nuovo li vendette tutti in pochissimo tempo. Pensò che Londra era grande e che avrebbe potuto fare di più: chiamò i suoi colleghi campanari, anche loro senza licenza, e gli propose di posizionarsi ognuno in un quartiere di Londra per soddisfare tutta la richiesta del mercato. Di lì a poco decise di aprire il suo primo negozio, poi il secondo, il terzo e da qui è storia: la Dunhill è ancora oggi una delle più grandi fabbriche di tabacco, accessori, sigari e sigarette del mondo.
Ultimo aneddoto: quando la moglie di Dunhill lo convinse a togliere il denaro dal materasso e ad aprire un conto in banca, al momento della firma il nostro ex-campanaro appose una X. Il direttore di banca gli chiese: “Ma proprio lei, il leggendario Dunhill, ha creato un impero e non sa scrivere? Chissà cosa avrebbe fatto se avesse potuto studiare…” e Dunhill rispose: “Avrei fatto il campanaro”.

Non so se questa vicenda sia romanzata o no, ma spesso la vita reale stupisce più di qualunque fantasia. Penso che al giorno d’oggi sia importante centrare l’obiettivo, capire cosa ci chiede il mondo attorno a noi e probabilmente anche ripensare noi stessi, riprogettarsi in vesti diverse, mantenendo vivi passioni e talenti.

Lockdown (or not?)

Lock-down“, letteralmente “confinamento”, è una brutta parola per chiunque in questo momento. Non è vero? Milioni di persone senza lavoro, milioni di studenti in DAD, milioni di anziani costretti a vivere la giornata in solitudine. Oramai l’annuncio di un imminente “lockdown” sembra essere diventato un incubo, uno strumento di minaccia impugnato dal governo per tenerci sotto scacco.

Se oltrepassi il confine, sei penalmente perseguibile. Quale confine? Si tratta di un confine geografico? O si tratta di un confine morale? La verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo Paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. In questo momento ci stanno imponendo un meccanismo nel quale regna il Caos, l’Ingiustizia e la Non Libertà. Una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare secondo il modo ritenuto più opportuno. Oggi l’impressione è che ci sia un sistema di sorveglianza e tutti noi siamo colpevoli di accondiscere a tutto ciò.

Il lockdown che ci è stato imposto non è fisico. Il lockdown sta risultando essere una potente macchina alla ricerca di quel consenso, col tempo, andato perduto. Chi è il colpevole? Sicuramente ci sono più responsabili di altri che dovranno rispondere a tutto ciò. Ma a dire la verità, se cercate un colpevole, guardatevi allo specchio. Tutti noi l’abbiamo fatto per paura. E chi non avrebbe affidato la sua vita a qualcuno di più in alto? Guerre, terremoti, terrore, malattie.

Oggi, ennesima domenica rinchiusi in casa, possiamo iniziare a coltivare il seme della libertà. Nessuno ci impedisce di oltrepassare il confine interno, di scavare nei meandri della nostra dimensione spirituale e ritrovare, per quanto possibile, un briciolo di umanesimo e di dignità. Unità d’intenti e cooperazione tra le genti sono la vera via d’uscita. Concedetevi del tempo, ma fatelo per voi stessi e non perché ve lo sto dicendo io, ripercorrete le tappe della vostra vita e focalizzate l’attenzione su quelle che vi hanno portato ad essere ciò che siete oggi. Siate grati alla vita. Siate fratelli.

Vi lascio con questo compito. Ritagliatevi un piccolo lasso di tempo e non fatevi disturbare da nessuno. Chiudete gli occhi e state in intimità con voi stessi.
Non esiste alcun lockdown.

Film consigliato: V per Vendetta

Meditazione consigliata: https://www.youtube.com/watch?v=O9TN2251rfk