QUELLO CHE (NON) SONO

Io della vita non c’ho mai capito un cazzo. Ma una cosa su tutte mi risulta altisonante: riuscire a osservare con maggiuore (“u”) accuratezza la vita degli altri rispetto alla propria. Che fenomeno è! Invece è una cosa assai gratificante.

Ma tu, in quest’epoca di mascheramenti social, fotogrammi istantanei ed esternazioni di una felicità, che in realtà è una “felicità puttana”, c’hai tempo di interpretarti? No, per sapé. C’è qualcuno che ha il segreto della felicità? Cos’è la felicità? Qualcuno dice la meta. Qualcuno ha confessato che la felicità non si raggiunge, ma è nel mentre, nel viaggio. Ma tornando al discorso: perché è più facile trovare soluzioni ai problemi degli altri, piuttosto che andare a fondo nei nostri? Trovo estremamente confuso il mio modo di pensare. Osservo, analizzo, cerco strategie per collegare le cose, poi le esperisco, poi però c’è qualcosa che non va e ricomincio a pensare. Poi divento euforico, sento il bisogno di fare tutto quello che risulta possibile ad un essere umano, poi me va male ‘na cosa e ricomincio il processo di analisi e problem solving. Poi ce penso, soffro, me metto sul letto e ragiono. Trovo un’altra soluzione (l’ennesima). Dopo cinque minuti cambio umore e me faccio ‘na corsa per ripulire la mente dalla sporcizia accumulata.

Non è semplice recuperare ciò che hai perso per strada. Una piccola soffiata di vento, basta quella. Non è facile individuare il problema e trovare le giuste strategie per risolverlo, anche perché la maggior parte delle volte il problema racchiude in sé altri problemi, i quali si ripercuotono sulle scelte di vita. Da soli è sempre difficile. Dicono che two is better than one. Credo sia vero. E’ molto più facile aiutare gli altri a risolvere i problemi o a capire come agire in determinate situazioni. Io credo che ognuno di noi abbia la possibilità di riuscire a risolvere i propri problemi, ma nel mio caso, forse, manca una cosa: il coraggio. Il coraggio di visualizzare ciò che realmente voglio e il coraggio di agire in tempi brevi. Ma la vita è già troppo veloce di suo. Per il momento non riesco a sta’ dietro. Lavoro, impegni, scadenze. Tutta ‘na guerra. Però trovo gratificante riuscire a dare qualcosa agli altri, che sia una parola, che sia un consiglio, che sia dedicare del tempo, che sia un momento di appurata felicità. Questo me fa sta bene. Ma arriverà il momento, domani o dopodomani o più in là dove so che raggiungerò un punto, anzi, “il” punto. Però una cosa positiva me sta a succede: c’è qualcuno che ha iniziato a osservarmi e c’è qualcuno di cui inizio a fidarmi veramente. Perché? Perché me guarda con sincerità, perché in fin dei conti ci sarà sempre qualcuno sulla tua stessa barca, sempre. E allora occorre dasse ‘na mano, soprattutto oggi. Occorre recuperare un briciolo di umanità e mettesse sulla testa che nessuno merita di essere ignorato. Se c’è un briciolo di speranza, questa risiede nella vostra capacità di influenzare ed essere influenzati. Dove se respira aria buona. Dove c’è un senso di leggerezza. Dove tutto te ricorda il bambino che eri, la storia che fu e te proietta a domani col sorriso in bocca, consapevole che sei quello che avresti voluto essere.

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