COME DARE SUGGERIMENTI FUORI DAL CAMPO?

Ci sono molti allenatori che bombardano il loro atleta di suggerimenti e frasi ad effetto; altri semplicemente se ne stanno a bordo campo con le mani in mano. Poi ci sono quegli pseudo-allenatori, che si spacciano per tali, che pretendono di avere una concezione dello sport e una forma mentis tale da poter far vincere l’atleta. Bene, a parte quest’ultimo caso, sul quale potremmo aprire una parentesi circa l’importanza della formazione dirigenziale e tecnica, entrambi i primi approcci precedentemente elencati sono giusti e sbagliati allo stesso tempo.

Prima considerazione: in campo non c’è l’allenatore, ma il giocatore. L’atleta ha il diritto di giocare la sua personale partita, facendo tesoro della preparazione fisica e psicologica svolta in allenamento. L’allenatore è punto di riferimento soprattutto per le scelte tattiche, non tecniche. La tecnica si cura in allenamento, non in gara. In gara l’atleta deve avere la libertà di sbagliare e farne esperienza per il futuro. Un bravo allenatore capisce quando è il momento di intervenire, di chiamare un time-out e tranquillizzare e/o motivare il proprio atleta.

Seconda considerazione: l’aspetto emotivo da dentro e da fuori. Vi dico per certo che le emozioni che si provano dentro il campo da gioco sono ben diverse da quelle che si provano all’esterno. L’atleta vive una determinata esperienza e consegue un determinato approccio in base al momento presente e allo stato emotivo (ansia, paura, tranquillità,…), mentre l’allenatore “vede” con un altro occhio, a volte con maggior lucidità, a volte con troppa irruenza impone le sue scelte al giocatore. Un bravo allenatore osserva e dialoga con il proprio atleta circa le sue sensazioni e lo stato d’animo che ne deriva, senza imposizione alcuna.

Terza considerazione: ogni atleta gioca per vincere. Non conosco atleta che gareggi allo scopo di buttare al cesso la propria performance. Un bravo allenatore non punisce mai il suo giocatore, né lo ammonisce durante la competizione. L’ammonizione va fatta in allenamento. Anche se non sempre risulta facile, un allenatore deve tener sempre in piedi il proprio atleta, d’altro canto ci si è allenati per preparare quella determinata gara. Un bravo allenatore deve saper gestire l’atleta con la consapevolezza che questo, potenzialmente, ha in sé una gran voglia di vincere.

Per concludere, è importante ricordare che l’atleta è il protagonista della competizione. La buona riuscita della performance sportiva dipende dal grado di preparazione (allenamento) e dallo stato emotivo vissuto, il quale a sua volta dipende dall’esperienza maturata e da quanto lavoro è stato fatto in allenamento sull’aspetto psicologico. Ricordatevi sempre che, soprattutto quando l’atleta è giovane (6-12 anni), occorre avere la calma e la virtù di saper perdere, a volte anche molto, e la voglia di lavorare pedissequamente sui limiti per migliorare sempre più.

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