Stay Hungry, Stay Foolish

Proprio ieri sera mi è stata raccontata questa breve storia. Non ci ho messo molto per capirne il significato e farmi anche una risata finale, ma una risata dal gusto dolceamaro.

Quante volte vi è capitato nella vita di trovarvi di fronte a delle persone, magari i vostri genitori o i vostri maestri, le quali riponevano su di voi una tale fiducia che finiva per condizionarvi nelle scelte?

Quante volte siete stati convinti o timorosi del verificarsi di eventi futuri? Quante volte avete alterato il vostro comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi?

Buona riflessione.

Verso la fine dell’’800, inizi del ‘900, in Inghilterra viveva un campanaro, che amava moltissimo il suo lavoro. Senonché il governo inglese varò un emendamento secondo cui solo chi fosse in possesso di licenza media poteva esercitare il mestiere di campanaro. Il nostro amico, venendo a conoscenza di questa legge, iniziò a disperarsi poiché il suo percorso scolastico si era fermato alla seconda elementare, a causa di comportamenti aggressivi e burle verso i suoi compagni e i suoi insegnanti. Non sapeva infatti né leggere né scrivere. Se avesse voluto continuare a fare il suo mestiere sarebbe dovuto tornare a scuola. Ma nel frattempo come avrebbe fatto a guadagnare? Certo avrebbe potuto frequentare le scuole serali, ma fino al raggiungimento della licenza non avrebbe potuto esercitare la professione di campanaro. Chi avrebbe sfamato la sua famiglia?
Travolto da questi pensieri decise di uscire a schiarirsi le idee. Non voleva inoltre dare preoccupazioni alla moglie, per cui decise di non metterla al corrente finché non avesse trovato una soluzione. Iniziò a camminare e a fumare. Un passante lo fermò per chiedergli un sigaro e lui glielo diede. Continuò a camminare, camminò attraversando i quartiere di Londra. E fumava. Un altro passante gli chiese un sigaro e lui glielo diede. Camminando era ormai arrivato dall’altra parte della città, fumando (sì, lo so, avrebbe potuto iniziare a risparmiare smettendo di fumare) e in ogni quartiere qualcuno gli aveva chiesto un sigaro.
Quando tornò a casa lanciò la sua giacca sulla poltrona e il pacchetto di sigari cadde per terra. Vuoto. Si chiese come avesse potuto finirli e si ricordò di tutta la gente che, nei vari quartieri di Londra, gliene aveva chiesti. Perché tutti gli avevano chiesto da fumare? Ovvio: perché a Londra c’erano pochissimi negozi di sigari e lui stesso, per andare a comprarne, doveva attraversare la città. E fu qui che gli venne l’idea geniale, quella giusta, quella che ognuno di noi vorrebbe avere.
Il giorno dopo si recò in una delle poche tabaccherie londinesi e acquistò dieci pacchi di sigari. Si recò in un quartiere poco lontano e cominciò a venderli singolarmente per strada, ad un costo di poco superiore rispetto al pacco. Nel giro di un paio d’ore li vendette tutti. Tornò al negozio e riacquistò altri sigari, si recò in un altro quartiere e di nuovo li vendette tutti in pochissimo tempo. Pensò che Londra era grande e che avrebbe potuto fare di più: chiamò i suoi colleghi campanari, anche loro senza licenza, e gli propose di posizionarsi ognuno in un quartiere di Londra per soddisfare tutta la richiesta del mercato. Di lì a poco decise di aprire il suo primo negozio, poi il secondo, il terzo e da qui è storia: la Dunhill è ancora oggi una delle più grandi fabbriche di tabacco, accessori, sigari e sigarette del mondo.
Ultimo aneddoto: quando la moglie di Dunhill lo convinse a togliere il denaro dal materasso e ad aprire un conto in banca, al momento della firma il nostro ex-campanaro appose una X. Il direttore di banca gli chiese: “Ma proprio lei, il leggendario Dunhill, ha creato un impero e non sa scrivere? Chissà cosa avrebbe fatto se avesse potuto studiare…” e Dunhill rispose: “Avrei fatto il campanaro”.

Non so se questa vicenda sia romanzata o no, ma spesso la vita reale stupisce più di qualunque fantasia. Penso che al giorno d’oggi sia importante centrare l’obiettivo, capire cosa ci chiede il mondo attorno a noi e probabilmente anche ripensare noi stessi, riprogettarsi in vesti diverse, mantenendo vivi passioni e talenti.

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